mercoledì 9 maggio 2018

Utilizzo spazi pubblici


Utilizzo spazi pubblici

Sono passati alcuni anni, cinque per la precisione, da quando ho concluso la mia attività di volontariato in collaborazione con la Municipalità di Venezia Murano Burano quale portavoce del Gruppo di Lavoro della Biblioteca di San Tomà presso la Scoléta dei Calegheri.
La saletta a piano terra veniva usata gratuitamente -due tardi pomeriggi alla settimana- dalle  diverse Associazioni che ne facevano domanda, per attività principalmente culturali, ed il Gruppo di Lavoro era designato a ricevere le richieste, ad organizzare, calendarizzare, pubblicizzare le diverse manifestazioni  ed anche aprire e chiudere la Scoléta, e tutta questo non costava nulla all'Ente).
Gli eventi proposti erano conferenze su vari argomenti, presentazione di libri, concerti (solistici per esigenze di spazio) e dibattiti vari, eventi che nel periodo 18 sett.2018 - 18 giu. 2013, sono stati ben 65.
A chi presentava un libro veniva chiesto di lasciare una copia per la biblioteca e, giusto a titolo puramente informativo, nel periodo di cui sopra sono stati introitati 20 libri, tutti consegnati alla Biblioteca.
Tutta questa attività non ha prodotto all'Ente alcun reddito dal punto di vista pecuniario, però ha prodotto una "ricchezza" di tutt'altro tipo.

Ora passo molto spesso per la Biblioteca di San Tomà, ma non mi risulta che vi sia attività e questo mi rattrista.  

E chiudo qui per non polemizzare!   

domenica 6 maggio 2018

500 anni dell'Assunta del Tizano presso la basilica dei Frari a Venezia, dove fu presentata il 18 maggio 1518



«Fratelli carissimi questo che noi vediamo dipinto dal nostro grande concittadino, il devoto Tiziano, è uno dei grandi miracoli del Signore. Con l’assunzione in cielo della sua santa madre noi miriamo qui gli apostoli, uomini grandi, semplici, potenti, scelti da Gesù fra i pescatori. Ed ecco, voi li vedete appena si è mosso il turbine meraviglioso, che sono tutti in piedi, con le braccia levate al cielo e par che gridino: “Oh, Maria, madre nostra, perché ci lasci?” E mentre la Vergine sale in cielo a incontrare il figlio martire, per la redenzione dei nostri peccati, gli apostoli orfani piangono e implorano… ».

Con queste parole Fra Germano da Casale, Padre Guardiano e committente, per conto dell’ordine dei Francescani, presentava al popolo veneziano, il 18 marzo 1518, la pala d’altare dell’ ASSUNTA, che Tiziano Vecellio, appena ventiseienne, dipinse in due anni; era la sua prima importante opera pubblica che, come raccontano le cronache di allora, sconvolse il pubblico veneziano, abituato ad una pittura più statica e fredda.
Questa pala ha indubbiamente decretato il successo di Tiziano a Venezia. Secondo fonti attendibili, alla scopertura della tela avrebbe assistito un emissario dell'imperatore Carlo V, il quale intimò ad un frate di volerlo acquistare nel caso essi non fossero stati soddisfatti dell'opera. Al contrario, l'acclamazione popolare, proprio il giorno dell’inaugurazione, costrinse anche i frati più scettici nei confronti del talento dell'artista, ad ammettere la sua bravura.
Nella sua struttura la pala appare divisa in tre fasce: in basso, come venne evidenziato dal padre Guardiano, il gruppo degli Apostoli meravigliati, tutti protesi verso l'alto in vari atteggiamenti.
San Pietro, colto dal fatto miracoloso, s’inginocchia, ma resta con le mani e la testa rivolti verso l’alto; alla sua destra San Giovanni, con la mano sinistra sul petto, è in contemplazione; Sant’Andrea, vestito di rosso, è proteso verso il cielo, mentre dietro a San Pietro, Paolo rassicura il sempre dubbioso Tommaso e gli addita Maria.
Gli altri, tutti in una contemplazione quasi di meraviglia e di stupore, sembra proprio che dicano “ … prega per noi peccatori”. Al centro la Vergine, con lo sguardo verso l'alto, sale lentamente al cielo e schiere di angeli le vengono incontro suonando e cantando la gloria di Dio.
C'é un grande movimento attorno a lei, che veste i colori dell'iconografia classica: rosso, per indicare la piena umanità e azzurro, per indicare la divinità, il colore dell'infinito, della spiritualità, di ciò che va oltre l'umano.
È il movimento la caratteristica, nuova per allora, che fece apparire l’ ASSUNTA, illuminata dalle torce, in tutto il suo splendore tanto che vi furono esclamazioni del tipo “Magnifico!”, “Gran fatto!”, “Par proprio vero!”.
Non fu un quadro semplice da dipingere, vuoi per le misure (cm.680 x 360), vuoi per l’illuminazione, che veniva, e viene, dal retro, alla quale sarebbe stato esposto.
Si conosce anche il “marangon”, il “barba Fighi”, che preparò la tavola con ben ventuno assi orizzontali, evidentemente di legno buono e ben stagionato, visto che dopo cinquecento anni, pur con i vari restauri, si può ammirare la pala in tutta la sua magnificenza.


sabato 28 aprile 2018

Canzonette francesi alla moda dei canti da battello veneziani

 


Le dodici "canzonette francesi" riunite in questo opuscolo, tratte dalle copie anastatiche di partiture originali raccolte nella voluminosa pubblicazione "Canzoni da battello (1740-1750)", edita dalla Regione del Veneto nella collana "Cultura popolare veneta", sono le uniche in lingua straniera.
I circa cinquecento spartiti di canzoni da battello della predetta raccolta e quelli sparsi nelle numerose raccolte pubbliche e private italiane ed europee -in gran parte "nascoste"-, in dialetto veneziano o, più tardi, in un affettato italiano, dimostrano come, fin dalla prima metà del XVIII secolo, la città di Venezia fosse un'antesignana "capitale della cultura europea", musicale, ma non solo.
Musicisti e letterati -esponenti della cultura "colta"- ([1])  s'interessarono a questo genere di espressione musicale che risuonava nei canali veneziani, soprattutto nelle notti estive.
Evidentemente furono attratti da questo genere musicale "popolare"  anche poeti e musicisti -quasi sempre anonimi- di lingua francese i quali, però, soprattutto all'inizio s'ispirarono (per non dire "copiarono") alle arie e ai testi delle opere liriche di quel periodo.  Musicalmente, i gorgheggi e i virtuosismi delle cantanti hanno caratteristiche non proprio popolari; i testi, poi, risentono molto dei libretti operistici che si rifanno platealmente alla mitologia che fu ripresa, nel '600, in quella forma letteraria denominata "Arcadia" che sosteneva il ritorno al classicismo. Ed ecco allora che i nomi delle e degli amorosi non sono Nina o Nane, ma Cloris, Filli e Aminta.

Clicca qui per opuscolo in PDF                 
                                 Sergio Piovesan
Coro Marmolada di Venezia
 
[1])  Benedetto Marcello, Carlo Goldoni, Giuseppe Tartini, Charles Burney (storiografo britannico), Jean Jacques Rousseau,  Johann Adolf Hasse, John Walsh (editore musicale) e altri.

martedì 30 gennaio 2018

Tassazione attuale e flax tax - Facciamo i cosiddetti "conti della serva"

Una delle promesse di questa campagna elettorale, fatta solo di promesse, è quella di diminuire la tassazione IRPEF portandola per tutti al 23%.  
Cioé, qualsiasi sia il reddito, la percentuale sarebbe uguale abolendo così il principio della progressività delle imposte per cui in presenza di una base imponibile più elevata si paga un'imposta proporzionalmente maggiore.

Questo principio è previsto dalla nostra Costituzione all'art. 53.

Infatti l'articolo 53 della Costituzione, posto nella Sezione I. Diritti e doveri dei cittadini, Titolo IV. Rapporti politici, recita:
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
Ed allora, come si fa a promettere qualcosa che poi non si può mantenere perché prima bisognerebbe variare la Carta Costituzionale, cosa un po' più complessa?

Comunque, presupponendo che si arrivi a questo, chi ci guadagnerebbe?

Quelli con i redditi minori, la maggior parte dei cittadini, o coloro con redditi ben superiori alla media? 

Facciamo un po' di conti che definisco i "conti della serva" perché tutti dovrebbero essere in grado di farli. Ma, forse, non è proprio così.
 
Ed allora, senza scendere nei particolari propongo queste due immagini, una con le attuali aliquote e l'altra con un'esemplifacazione di quanto si paga adesso, prendendo come redditi imponibili il massimo di ogni scaglione e quello che si pagherebbe con l'abolizione della progressività, con l'evidenza di chi risparmierebbe.



Meditate elettori quando sarete nella cabina elettorale!!!
   

mercoledì 24 gennaio 2018

Canti friulani di Arturo Zardini
-Opera omnia-

La presente pubblicazione -che segue quella pubblicata di recente dal titolo "Stelutis alpinis, ma non solo"- di soli canti e villotte friulani del compositore Artusro Zardini, comprende trentacinque brani e può considerarsi l'"opera omnia" di questo genere di composizioni.
Di queste, quattordici sono con testo dello stesso Zardini, una ("Dai un tic a di che puarte") è una sua armonizzazione di una melodia popolare raccolta a Pontebba nel 1921, mentre di un'altra ("Cisilute") è stato trovato uno spartito, copiato da un anonimo nel 1931 presso il seminario di Udine, sul quale viene riportato come autore A. Zardini.
Le altre composizioni, diciannove, sono su testi di diversi poeti friulani contemporanei e amici di Zardini.
La pubblicazione in questione -edita dall'Associazione Culturale Coro Marmolada di Venezia in formato pdf- è scaricabile da questo indirizzo ed è duplicabile per solo uso personale e didattico. Sono vietate tutte le duplicazioni per uso commerciale.
La digitazione dei singoli spartiti ha permesso la creazione dei files musicali in mp3 della musica digitale complessiva e delle singole partiche che possono essere ascoltate collegandosi a questa pagina del sito.

Sergio Piovesan
del Coro Marmolada di Venezia

domenica 14 maggio 2017

Mega deposito di gas liquido in laguna a Porto Marghera



Mega deposito di gas liquido in laguna a Porto Marghera

Questo il titolo di un articolo de "La Nuova Venezia" on line di ieri 13 maggio.
Chi volesse leggerlo per intero clicchi qui  .

Riporto alcuni passi.

" ....  il terminal gasiero in laguna progettato dalle società per azioni Decal e San Marco Petroli prevede lo stoccaggio di una quantità quasi tre volte maggiore ma di gas naturale liquefatto (gnl) da utilizzare come combustibile per navi da crociera e commerciali e l’autotrasporto."

Come si evince, anche questo impianto dovrà servire alle navi da crociera, alle grandi navi! (sempre loro)
Ed ancora

" ...  Decal e San Marco Petroli, le due società attive a Venezia (e non solo) nello stoccaggio e nella movimentazione di rinfuse liquide, hanno messo a punto – in joint-venture e con un co-finanziamento dell’Unione Europea – lo studio di fattibilità per la costruzione a Porto Marghera di un terminal di ricezione e rispedizione gnl da 32.000 metri cubi. Il terminal dovrebbe sorgere lungo il canale Sud, in corrispondenza dell’accosto della banchina “Decal 1” (ex Italcementi) rinnovata nel 2016 e in grado di accogliere navi gasiere con capacità compresa tra 7.500 e 30.000 metri cubi, e fino a 65.000 metri cubi in condizioni meteo normali, che scaricheranno il gnl nei nuovi depositi in progettazione."

Non si tratta di un piccolo impianto, ma di una mega struttura che, a detta dei progettisti, dovrebbe avere il massimo della  sicurezza. Ci si può anche credere, ma non c'è la certezza. Ed allora come la mettiamo con il traffico di bettoline (vedi sotto) che viaggeranno in laguna per rifornire, fra l'altro, anche le navi?

" ... Oltre all’accosto per ricevere le navi che scaricheranno il gas, il terminal di Porto Marghera sarà quindi dotato di un ulteriore accosto per bettoline di taglia indicativa attorno a 1.000, che potranno poi rifornire le navi “dual fuel” che in futuro transiteranno nel porto di Venezia, ,,,,"

Si parla anche di una direttiva Europea, però, nelle istituzioni europee che devono sganciare la grana non è ancora stato deliberato alcunché (questo lo so anche se non viene riportato nell'articolo).

Il tutto sarebbe stato deciso dall'Autorità Portuale Veneziana, ancora Costa imperante, senza -ovviamente- che i veneziani ne fossero a conoscenza.

"... L’iniziativa delle due società veneziane oltre ad attuare una direttiva europea diventata legge nazionale, vuole soddisfare la crescente richiesta di questo combustibile a basso impatto ambientale e maggiore sicurezza, sul quale puntano le compagnie croceristiche (Costa, Aida, Msc) che puntano su navi di nuova generazione, alimentate a gas e anche dei primi “ferry dual fuel” (traghetti) e il Terminal passeggeri di Venezia (Vtp)...."

Guarda un po': sempre le compagnie crocieristiche di mezzo!

Non capisco perché le navi da crociera debbano approdare in Marittima o, se verrà approvato il porto off-shore, fuori in mare e non a Marghera dove, magari portando alle banchine  il terminal erogatore, i rifornimenti di combustibile sarebbero più facili e non si muoverebbero  bettoline per la laguna e magari in bacino di San Marco.
Leggendo l'articolo troverete anche i pericoli possibili, anche se viene dato tutto per sicuro.

Comunque, di tutto ciò, noi veneziani ne sanno poco, per non dire niente! 

lunedì 17 aprile 2017

"Canzoni da battello venezine" - Nuova pubblicazione in formato digitale - Album di spartiti in pdf di 15 brani - Edizione acura del CoroMarmolada

È in linea, sul sito del coro (*) e sul mio personale (**) la nuova pubblicazione digitale, in formato pdf, dedicata ai "Canti da battello veneziani", una raccolta di quindici brani trascritti dagli spartiti  originali della prima metà del '700, edita a cura dell'Associazione Coro Marmolada di Venezia.

Nella prima metà del 18° secolo la città di Venezia, come ricorda anche il Goldoni, risultava essere percorsa diffusamente da "eventi" canori, soprattutto di notte, "...nelle piazze, per le strade, nei canali...". Non solo durante i carnevali, ma anche e soprattutto nella bella stagione, barche (gondole e altre), con musicisti e cantanti, erano i protagonisti dei cosiddetti "freschi". Da queste "feste" musicali nasce la tradizione di scrivere musiche definite "canzoni da battello".

Oltre agli spartiti sono state prodotte le musiche digitali in mp3.

Per saperne di più andate ai sottonotati links:

(*) http://www.coromarmolada.it/CanzBatt/CanzBatt0.htm
(**) http://www.piovesan.net/CanzBatt/CanzBatt0.htm
                                                                                                        Sergio Piovesan

domenica 13 novembre 2016

"I cosacchi in Carnia e la battaglia di Pani di Raveo (1944 - 1945)"

I cosacchi in Carnia e la battaglia di Pani di Raveo 
(1944 - 1945) 

Il 18 novembre del 1944 in Carnia, già occupata dai cosacchi, vi fu una battaglia che vide contrapposti agli occupanti i partigiani del Battaglione Friuli della Divisione Garibaldi.
Si tratta della battaglia di Pani di Raveo.
Di questa battaglia, ma anche della occupazione dei cosacchi e della situazione di allora in Carnia, ho appuntato alcune note disponibili a questo link

martedì 1 novembre 2016

Joska, la balalaika e l'acqua alta



Joska, la balalaika e l'acqua alta
Sergio Piovesan

Eravamo euforici salendo in pullman quella sera, o meglio, quella mattina, perché erano già le due.  Eravamo euforici e ne avevamo il motivo; e non era a causa delle libagioni con il "durello". Ritornavamo a Venezia dopo aver partecipato ad una rassegna corale con I Crodaioli di Bepi De Marzi in casa loro, nella "tana del lupo", al Teatro Mattarello di Arzignano.
Eravamo euforici anche se il tempo atmosferico era di quelli che si suole chiamare "tempo da lupi".
Avevamo eseguito i canti in programma con suprema attenzione alla direzione di Lucio e, soprattutto, con tanto sentimento, con ispirazione ed anche il maestro era particolarmente ispirato; questo forse perché avevamo davanti un personaggio che era esploso proprio in quegli anni nel mondo della musica corale per i suoi nuovi canti, e noi del "Marmolada" avevamo messo in programma proprio quei canti.
Di norma, quando riceviamo gli applausi riusciamo a percepire se si tratta di applausi di convenienza o se il brano che abbiamo eseguito è arrivato al cuore dei presenti. 
Eravamo euforici perché quella sera avevamo "scosso" anche i coristi di Bepi che riscoprirono i canti del loro maestro nelle interpretazioni di Lucio e del suo Coro Marmolada.
Forse quella sera l'impegno di noi tutti, Lucio in primis, fu al massimo, ma quando fu la volta di "Joska la rossa", uno dei canti più belli di Bepi ed il cui testo è di Carlo Geminiani, ci fu qualcosa di magico: i "forte" ed i "piano" del canto eseguiti con maestria, i tempi, forse non quelli da spartito, ma della testa di Lucio, così come lui li sentiva avevano imposto al canto un particolare significato; mancava il finale, quello che, come nelle altre strofe , fa: "Joska, Joska, Joska ....". E fu proprio nel finale che Lucio, furbescamente e intelligentemente, aveva inserito una variazione, un accompagnamento "strumentale" o, più precisamente, l'imitazione vocale del suono della balalaika, popolare strumento della musica russa. L'esecutore era Franco Cocito, tenore primo e solista, con una voce limpida e sottile che pareva proprio il pizzicato delle corde della balalaika. Una variazione che piacque molto all'autore, che, anche dopo anni, lo ricorda quando parla o scrive del Coro Marmolada e di Lucio Finco; l'ultima volta fu al concerto del sessantesimo al Malibran quando, fra l'altro, ricordò appunto "... e Franco Cocito che suonava la balalaika"!
Diciamo pure che fu un successo e per questo eravamo euforici anche durante il viaggio di ritorno. Pioveva a dirotto, faceva caldo, quel caldo umido classico dello scirocco; ed il vento era forte.
Dopo un'ora circa di viaggio arrivammo a Piazzale Roma e lì tutta l'allegria passò di colpo. Mi dimenticavo: la data era, ormai, il 4 novembre del 1966, le tre del mattino; avvicinandosi ai pontili notammo subito l'insolita pendenza delle passerelle. Mai vista un'acqua così alta! L'unico mezzo che funzionava  era il vaporetto della linea 1 che percorreva il Canal Grande; alcuni si avviarono a piedi ed altri in vaporetto; i primi si trovarono subito nell'acqua, mentre gli altri come scendevano al pontile più vicino alla loro abitazione non sapevano cosa fare: erano isolati. Alla fine tutti andarono a mollo ed anch'io e gli altri due, che abitavamo al Lido, un pezzettino, in Piazzale S.M. Elisabetta, lo dovemmo fare con i tacchi delle scarpe in acqua.
Ma eravamo ugualmente euforici!